La necessaria sintesi a cui costringe la comunicazione digitale (meno tempo-più informazioni) spinge al massimo la ricerca della “tempesta di parole perfetta”. Me li immagino al reparto marketing di Gillette, orgogliosi di quel claim così motivazionale, che spinge a tentare le imprese più assurde (tipo arrivare in orario con Trenord) ma come spesso accade (anche con i più bravi) ciò che si getta nella rete, la rete spesso lo ricrea. Quella che nelle intenzioni era una frase che doveva motivare, è diventata quindi un consiglio stile Jackass, tipo “Don’t try this at home” e su Facebook la cosa è stata fatta notare.  Anche perché “assurdo” non è che sia proprio il termine migliore. Certo, il post ha moltissimi like ma questo si dà anche “passivamente” mentre il commento negativo è sempre molto “attivo”.  Consiglio un impiegato del catasto come prossimo testimonial. (Si c’è anche un mio commento, pazienza)

Gillette

 

 

(la foto di intestazione l’ho presa da http://www.hollywoodreporter.com)

Il marketing che tenta l’impossibile, anzi l’assurdo.
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3 pensieri su “Il marketing che tenta l’impossibile, anzi l’assurdo.

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